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Border dreams. I confini del gioco d’azzardo

Un viaggio nelle città-casino del sud est asiatico.

Laos, Myanmar, Cambogia, Cina. 2011-2012.

“The border regions in the Golden Triangle formed by the intersection of Burma, Laos and Thailand have long been lawless zones where rebel groups hold sway; the smuggling of drugs, weapons, timber and people flourishes; aids and malaria are rife. Gambling is just the next logical step. Casinos have become the hottest new business for former opium kingpins, mass murderers and shady politicians.”
Riportava il Time Asia nel lontano 2000. Poco è cambiato.

“I don’t like casinos, but the biggest goal for giving permission to build casinos is to protect the border” “One can remove border markers, but one can’t remove five-storey hotels. Don’t be stupid”
Parole di Hun Sen, Primo Ministro cambogiano (tratte da un discorso di 5 ore, Agosto 2012) rivolgendosi all’opposizione che invece condannava il proliferare del gioco d’azzardo.
“You force me to talk about it. This should be a secret strategy to protect the nation”

La Cambogia è uno degli ultimi paesi al mondo per trasparenza nella gestione del denaro pubblico.
Cambogia, Laos e Myanmar sono rispettivamente 157°, 160° e 172° nella classi ca di corruzione percepita, su 176 paesi.
(fonte: Transparency International)

In Thailandia, Vietnam e Cina il gioco d’azzardo è vietato: Myanmar, Laos, Cambogia e Macao hanno risolto questo problema.
Nel triangolo d’oro si affacciano sul ume Mekong Cina, Laos, Thailandia e Myanmar.
Il governo thailandese, nonostante vieti il gioco d’azzardo, ha costruito un valico di frontiera sul Mekong per permettere ai suoi cittadini di accedere agevolmente, con barche gratuite, ai casino sulla sponda laotiana e su quella birmana.

Imprenditori cinesi si sono spinti oltre: hanno ottenuto in concessione un’intera area di remoto territorio laotiano (Boten) dove poter costruire un cittadella del vizio per clienti cinesi.
In quello che sarebbe dovuto diventare il gateway to south-east Asia per la Cina sono sorti, in poco tempo, lussuosi alberghi e casino, duty-free e bordelli, sexy shop e ristoranti. In mezzo al nulla.
Purtroppo con tutto questo “divertimento” gli effetti collaterali non si sono fatti attendere e la criminalità è dilagata.
La situazione è finita fuori controllo, i casinò sono stati chiusi e Boten, prima ancora di essere completata, è diventata una città fantasma.

Più a sud, in Cambogia, per chi comanda, l’unica legge è il profitto.
Sia sul versante thailandese che su quello vietnamita, ad ogni posto di frontiera, si trovano le cittadine più squallide e malfamate dell’intero paese e, ovviamente, una miriade di casinò che aprono e chiudono a seconda del vento.

Infine Macao, città-stato di confine per eccellenza e colonia portoghese fino al 1999 che ha visto, paradossalmente, il suo boom economico una volta tornata ad essere territorio della proibizionista Cina.
“Macau casino revenue in 2012 rose to $38 billion, compared to $6.2 billion of Las Vegas.”
Oggi, con oltre 30 milioni di visitatori all’anno (di cui oltre la metà cinesi), Macao è la capitale mondiale del gioco d’azzardo.

I casinò sono emblema dei poteri ombra che governano su questi territori fuori dalla legge, nonluoghi dove confondere il giorno e la notte, tra strade vuote e grandi illusioni.

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